Drenanti, depurative e antinfiammatorie, ci saziano, soddisfano il nostro desiderio di dolce, sgonfiano la pancia ed aiutano a controllare il senso di fame: stiamo parlando delle arance, sicuramente le più amate fra tutti gli agrumi, reperibili sul mercato con molta facilità dai primi di novembre fino a primavera inoltrata e, a volte, anche oltre.

Poco caloriche (circa 35-40 calorie per etto), le arance si possono dividere in due gruppi principali, le pigmentate, con le varietà tarocco, moro e sanguinello, ideali da spremere, e le bionde, con le naveline, ovale, valencia, tarocco, ottime da mangiare a spicchi succosi.

Originario della Cina ed in particolare di tutto il sud est asiatico, l’albero di arancio sarebbe stato importato in Europa soltanto nel XIV secolo, presumibilmente da marinai portoghesi. Attualmente, l’Italia è l’ottavo Paese al mondo per produzione di arance, e la Regione da cui traiamo il maggior quantitativo nazionale è la Sicilia, al punto che alcuni frutti prodotti in zone specifiche hanno ottenuto gli appellativi IGP (Arancia Rossa di Sicilia) e DOP (Arancia di Ribera).

Oltre all’usuale consumo come frutto, o alla tradizionale spremuta del suo succo zuccherino, l’arancia viene anche utilizzata in alcune ricette di carni arrosto, specie di pollame, tra cui la più conosciuta è sicuramente l’anatra all’arancia.

Nelle tavole della terra maggiore produttrice, la Sicilia appunto, si può trovare anche condita in insalata, con olio, sale e pepe, spesso con l’aggiunta di cipolle, finocchi e olive. Oppure può esserne utilizzata la buccia (ovviamente non trattata e ben pulita) per insaporire creme ed intingoli, o ancora candita, a tocchetti o a fettine, ed aggiunta a dolci tradizionali quali i cannoli o le cassate.