La barbabietola è una pianta erbacea che appartiene alla famiglia delle Chenopodiaceae. Il suo nome tecnico è quello di Beta vulgaris e in natura ne esistono moltissime tipologie differenti: da foraggio per il bestiame, da orto e come valida fonte di zucchero alimentare.

Coltivata sin dall’antichità, la barbabietola è stata considerata utile nel mercato alimentare solamente qualche decennio fa, intorno al 1700 nel territorio della Germania. Fino a quel tempo, si utilizzavano unicamente le foglie di questa pianta come foraggio per il bestiame.

Le barbabietole hanno una forma e una costituzione molto particolare, variabile anche a seconda del tipo di coltivazione e da quello che si vuole estrarre dalla stessa. Di solito, le barbabietole hanno una radice molto grande spessa dalla forma irregolare ma molto simile a quella della carota; le barbabietole inoltre possono raggiungere anche i 2 metri di lunghezza ed hanno due piccoli fori laterali da cui si estrae il famosissimo zucchero. Le loro foglie sono invece lunghe e sottili, caratterizzate da un colore verde molto acceso. Esse crescono tutte nello stesso punto della radice, tanto da sembrare un insieme di spighe allungate. Come abbiamo detto precedentemente, queste foglie vengono utilizzate da moltissimi anni come foraggio per il bestiame.

Da quando è iniziata la coltivazione di barbabietole anche a fini alimentari, sono state considerate da subito concorrenti molto “agguerrite” della famosa canna da zucchero.

La classificazione delle barbabietole varia a seconda di molti aspetti, tra cui troviamo la tipologia dei semi, il momento della semina, la quantità di zucchero presente all’interno e molti altri fattori importanti per la classificazione botanica.