Tra i legumi più apprezzati, ottime sia cotte che crude (novelle), le fave, appartenenti appunto alla famiglia delle Leguminose, o Fabaceae, sono le meno caloriche in assoluto e, al pari di fagioli, piselli e lenticchie, hanno acquisito un ruolo da protagonista nei tempi antichi come cibo dei poveri per eccellenza, considerato il loro scarso costo e la semplice reperibilità, mantenendo anche oggi sulle nostre tavole una buona versatilità e frequenza di consumo.

Attualmente, le fave, le cui origini risalgono all’Asia Minore, vengono largamente utilizzate sulle tavole italiane, in particolare nelle regioni del sud quali Puglia, Sicilia e Sardegna: essendo una pianta che teme temperature elevate, nelle zone climatiche calde la semina va effettuata in autunno o all’inizio dell’inverno, con raccolti a partire da circa 6 mesi dopo. Per le zone molto fredde, è assolutamente consigliabile la semina in primavera.

In base alle nostre tradizioni culinarie nazionali, possono essere consumate sia cotte che crude, e si trovano in commercio fresche, ovviamente in stagione, ma anche secche, in confezioni pratiche ed utilizzabili tutto l’anno, ideali per la realizzazione di un’ottima purea, perfetto accompagnamento per verdure dal retrogusto amarognolo, come la cicoria ripassata.

Le fave fresche, invece, possono essere consumate al naturale, in accompagnamento a pane, salumi o formaggi (ottimo connubio con il pecorino).

Ancora più proteiche rispetto ai fagioli, contengono, circa, il 5% di proteine, il 5% di fibre, il 4,5% di carboidrati e pochissimi grassi, mentre il restante 84% è costituito da acqua. Per la ricchezza di ferro, il consumo abituale di fave può essere utile per contrastare l’anemia.

Infine, una curiosità, tutta nazionale: una credenza popolare racconta che, se si trova un baccello di fava contenente sette semi, sarà garantito un periodo di grande fortuna. Hai visto mai?